I 5 Assiomi della Comunicazione Umana

Scritto da Alessandro Ferrari il 31/08/16 21.15

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Spesso ci interroghiamo su come sia cambiato il nostro modo di comunicare dal passato al giorno d’oggi, e su come si evolverà in futuro.

Comunicazione aziendale, comunicazione digitale, comunicazione sociale, comunicazione politica, comunicazione istituzionale... La comunicazione pervade e influenza continuamente la nostra vita quotidiana: tutti abbiamo bisogno di relazionarci al mondo che ci circonda e di saper comunicare efficacemente.

 

Il termine “comunicazione” - dal latino “com”, cioè “con”, e “munire”, cioè “legare” - indica principalmente una serie di fenomeni che comportano il trasferimento di informazioni. Nel suo significato originale, comunicare significa “mettere in comune”, cioè condividere pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti con gli altri.

Esistono principalmente due tipi di comunicazione in ambito umano: la prima è la cosiddetta comunicazione di massa, mentre la seconda viene solitamente definita comunicazione interpersonale. Oggi vorrei dedicare un approfondimento proprio a quest’ultima, la più importante dal punto di vista relazionale.

La comunicazione interpersonale vede come protagonisti due o più individui e si basa su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano reciprocamente, pur non rendendosene conto nella maggior parte dei casi. L’atto pratico del comunicare, dunque, si basa sulla certezza che ognuno di noi interagisce all’interno di un sistema di tipo circolare, dove il comportamento di ogni membro influenza l’altro. 

 

Scendendo nel dettaglio, è possibile individuare un’ulteriore distinzione tra:

1) COMUNICAZIONE VERBALE, il livello che indica ciò che si dice o, nel caso della comunicazione scritta, ciò che si scrive; riguarda la scelta delle parole e la costruzione logica delle frasi, secondo le strutture grammaticali e sintattiche della lingua alla quale ci si riferisce. La comunicazione verbale (CV) utilizza un codice digitale fatto di segni arbitrari, cioè di simboli utilizzati convenzionalmente per designare una determinata parola.

2) COMUNICAZIONE NON VERBALE, ossia tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura e i propri movimenti, ma anche attraverso la posizione che si occupa nello spazio e gli aspetti estetici. Essa riguarda: mimiche facciali, sguardi, gesti, posture, andature e abbigliamento. La CNV utilizza prevalentemente un codice analogico, riproducendo per immagini ciò a cui fa riferimento. Molti studiosi preferiscono utilizzare il termine Linguaggio del Corpo quando parlando di CNV.

3) COMUNICAZIONE PARAVERBALE, vale a dire il modo in cui qualcosa viene espresso. Essa riguarda la voce (tono, volume, ritmo), ma anche le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore, come ad esempio schiarirsi la voce, tamburellare ed emettere suoni. Nella scrittura possiamo fare riferimento all’uso della punteggiatura, capace di attribuire uno specifico ritmo durante la lettura. Sia il non verbale che il paraverbale inviano messaggi spesso inconsapevoli e di tipo emotivo.

 

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Scuola di Palo Alto - I 5 Assiomi della Comunicazione Umana

Nell’ormai lontano 1967, il famoso psicologo Paul Watzlawick e altri importanti esponenti della Scuola di Palo Alto pubblicarono l’esito delle loro importanti ricerche in un volume che tuttora rappresenta il principale punto di riferimento nel mondo della comunicazione interpersonale, intitolato per l’appunto “Pragmatica della comunicazione umana”.

Da questi fondamentali studi, iniziati molti anni fa, si sono sviluppati innumerevoli revisioni e riformulazioni, alcune interessanti e altre meno, ma tutte con un filo conduttore comune: le interazioni. Comunichiamo tutti i giorni, con qualsiasi persona, più o meno consapevolmente, attraverso parole e gesti, per descrivere fatti ed eventi, per intraprendere relazioni sociali e suscitare emozioni.

Ma che cosa sono gli assiomi? Nel linguaggio filosofico e matematico, da cui gli autori hanno attinto il termine, sono delle verità evidenti e indiscutibili alla base di numerose dimostrazioni e teoremi.

Watzlawick Paul, Beavin J. H., Jackson D. D. definiscono gli assiomi della comunicazione come proprietà tipiche della comunicazione che hanno essenziali implicazioni relazionali. Ne hanno individuati cinque. Ve li illustro di seguito:

 

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 ASSIOMA: non si può non comunicare. La non-comunicazione è impossibile, perché qualsiasi comportamento comunica qualcosa di noi ed è impossibile avere un non-comportamento. Per quanto una persona con la sua passività e i suoi silenzi trasmetta la volontà di non comunicare con un altro individuo, sta comunque inviando un messaggio, e quindi, comunica di non voler comunicare. Qualunque cosa fai o dici, qualunque scelta o qualunque atteggiamento assumi, comunica alcuni aspetti di te stesso agli altri. La comunicazione può essere involontaria, non intenzionale, non conscia e addirittura inefficace. Anche l’indifferenza e l’inattività sono forme di comunicazione come le altre, poiché portano con sé comunque un significato. La domanda non è “se” una persona stia comunicando, ma “cosa” stia comunicando, anche tramite la sua apparente assenza. Due estranei che si trovano per caso nello stesso ascensore molto probabilmente si ignoreranno ed eviteranno il dialogo, ma tale silenzio rappresenta un’interazione, alla pari di una discussione accesa.

 

 ASSIOMA: all’interno di ogni comunicazione si possono individuare due livelli. Il primo livello è quello del contenuto, e dice “cosa” stai comunicando; il secondo è quello della relazione, e indica il “tipo di relazione” che vuoi instaurare con la persona a cui ti rivolgi. I messaggi che gli esseri umani si scambiano tra loro non possono essere considerati mere trasmissioni di informazioni. Oltre al contenuto oggettivo del linguaggio, ossia i dati che esso trasmette in superficie, c’è anche un aspetto che definisce la relazione stessa dei soggetti interessati. Per fare un esempio molto semplice, ma allo stesso tempo pratico, la frase “apri la finestra” esprime un contenuto (la richiesta di aprire la finestra) e potrebbe essere pronunciato con tono tranquillo o aggressivo, stabilendo due tipi di relazioni diverse con l’interlocutore. In sostanza, conta “che cosa diciamo” e anche “come lo diciamo”. Ogni comunicazione comporta di fatto un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine, oltre al contenuto (cioè la volontà che il destinatario del messaggio compia una determinata azione), esprime anche la relazione che intercorre tra chi comunica e chi è oggetto della comunicazione, nel caso particolare quella di superiore/subordinato.

 

 ASSIOMA: il flusso comunicativo è espresso secondo la punteggiatura degli eventi. A seconda della “punteggiatura” usata, cambia il significato dato alla comunicazione e alla relazione. La comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e modificano durante l’interazione tra più individui. Queste diverse interpretazioni dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi, ossia dal modo in cui ognuno tende a credere che l’unica versione possibile dei fatti sia la propria. Nella vita di coppia, per esempio, il rischio è quello di osservare la situazione esclusivamente dal proprio punto di vista, usando cioè la propria punteggiatura e non riuscendo a cogliere quella dell’altro. In particolare, nelle relazioni conflittuali può accadere che si ritenga in torto sempre e solo l’altra parte, come conseguenza di una distorta visione della punteggiatura nella relazione. 

 

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 ASSIOMA: la comunicazione avviene attraverso i canali verbali e non verbali. Il primo utilizza modalità digitali, il secondo criteri definiti analogici. La comunicazione analogica si basa sulla somiglianza - detta appunto analogia - tra la comunicazione in essere e l’oggetto della comunicazione; rientrano in essa la comunicazione non verbale e l’utilizzo di immagini. Il linguaggio analogico veicola prevalentemente gli aspetti di relazione e prevede una perfetta corrispondenza tra il significato e il significante. La comunicazione digitale, invece, riguarda l’uso delle parole, cioè dei segni usati convenzionalmente per designare qualcosa. Ciò che caratterizza questa modalità comunicativa è l’arbitrarietà tra le parole e ciò che rappresentano. L’unione delle lettere a-l-b-e-r-o, per esempio, riproducono nella nostra mente ciò che tutti sappiamo, ovvero un albero, ma avrebbero potuto rappresentare anche una casa o una strada. Non esiste un’analogia strutturale tra l'albero reale e la sequenza delle lettere a-l-b-e-r-o: il fatto che esso ricordi una pianta è il risultato di una convenzione fissata nella nostra lingua. La congruenza tra i due sistemi è un elemento a cui facciamo continuamente riferimento nel corso delle nostre interazioni con gli altri. Se una persona afferma di essere interessata a ciò che stiamo raccontando e poi evita di guardarci negli occhi, si verifica una discrepanza tra il contenuto e la forma che mina l’esito della conversazione stessa.  

 

 ASSIOMA: la Scuola di Palo Alto individua due tipologie di relazioni che si possono instaurare tra individui che interagiscono tra loro, riguardanti  la posizione di leadership assunta durante la conversazione. Gli scambi comunicativi possono essere simmetrici complementari. Si ha un’interazione simmetrica quando gli interlocutori si considerano sullo stesso piano, e quindi di pari livello: nessuno dei due sembra voler essere sottomesso dall’altro, arrivando spesso ad accesi scontri e toni aggressivi. L’interazione complementare, al contrario, si verifica quando gli interlocutori non si considerano sullo stesso piano; ciò emerge chiaramente dai loro scambi, che pongono uno dei due in una posizione di superiorità (one-up) e l’altro in una posizione subordinata (one-down): ne sono un classico esempio le interazioni tra dipendenti e datori di lavoro, o tra genitori e figli. È fondamentale avere chiaro in mente che le relazioni simmetriche e quelle complementari non devono essere equiparate a “buona” e “cattiva”: si tratta solo di una suddivisione che ci permette di classificare ogni interazione comunicativa in uno dei due gruppi indentificati.

 

CONCLUSIONI

Per comunicare in modo efficace occorre innanzitutto ricordare che esistono regole comunicative universalmente prefissate. È inoltre importante saper ascoltare in modo attivo i propri interlocutori, prestando attenzione alle loro modalità espressive verbo-gestuali.

Bene, come vi è sembrato l’articolo di oggi? Aspetto un  vostro commento nello spazio sottostante e vi lascio con questa frase davvero molto significativa:

 

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Pensa in grande!

Alessandro Ferrari

 

Categorie: Comunicazione Vincente

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