IL FORTE LEGAME TRA PUBLIC SPEAKING E LINGUAGGIO DEL CORPO

IL FORTE LEGAME TRA PUBLIC SPEAKING E LINGUAGGIO DEL CORPO

Il problema dell’efficacia comunicativa è così radicato nella vita personale e professionale di tutti noi da non apparire quasi un aspetto negativo.

Pensate ai convegni in cui ci si trova di fronte a relatori ignari delle più elementari tecniche di Public Speaking.

Vi sono oratori che si ostinano a presentare il proprio discorso con piattezza e monotonia, senza rendersi conto del disastroso impatto creato sui presenti.

“Comunicare” non significa “parlare”, ma far capire agli altri il nostro messaggio.

La comunicazione, a differenza del semplice atto di parlare, si pone un obiettivo ben specifico: coinvolgere attivamente l’interlocutore, ottenendo possibilmente un suo feed-back positivo. È necessario entrare in sintonia con il pubblico che abbiamo di fronte, personalizzando il messaggio in base alle sue esigenze e ai suoi interessi.

Parlare in pubblico è senz’ombra di dubbio la situazione comunicativa che prevede maggior impegno, per via dell’elevata tensione emotiva e delle complesse dinamiche di gruppo, ma chi imparerà a comunicare adeguatamente di fronte a tante persone, difficilmente riscontrerà ostacoli in altre situazioni.

Come Imprenditore, Sales Manager e Business Coach ho fatto del Public Speaking uno dei miei principali strumenti di comunicazione.

Non avete ancora letto i precedenti articoli? Nessun problema, siete sempre in tempo per recuperare le lezioni perse! 🙂

  1. Public Speaking: Come Vincere la Timidezza: qui troverete approfondite “8 tecniche vincenti” per contrastare in modo risolutivo il problema della timidezza davanti alla platea.
  2. Le 7 Regole Fondamentali del Public Speaking: in questo blog post suggerisco alcune mosse strategiche per parlare in pubblico con maggior consapevolezza, disinvoltura e preparazione, poiché nulla deve essere lasciato al caso durante l’esposizione di un discorso.
  3. 5 Mosse per un Public Speaking Vincente: in questo articolo, frutto della mia diretta esperienza sul campo, propongo alcune valide azioni per conquistare l’attenzione dell’uditorio. 

Dopo un doveroso riepilogo, ora vorrei passare all’interessante argomento di oggi.

Quale ruolo ricopre il Linguaggio del Corpo nella comunicazione in pubblico? È davvero fondamentale?

Come ben saprete, ognuno di noi parla ai propri interlocutori non solo con la voce, ma anche e soprattutto attraverso i segni paraverbali e non verbali.

Il professor Albert Mehrabian – famoso psicologo statunitense – condusse un curioso studio sull’importanza dei diversi aspetti comunicativi durante la ricezione di un messaggio. 

La comunicazione non verbale (linguaggio del corpo e mimica facciale) ha un’influenza del 55%, la comunicazione paraverbale (tono, volume, ritmo della voce) ha un’influenza del 38 %, mentre la comunicazione verbale (parole) influisce solo per il 7%.

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Un oratore che si rispetti, quindi, deve potenziare al massimo non solo l’utilizzo delle parole, ma anche la mimica e i gesti.

Vediamo insieme alcuni importanti aspetti della “Comunicazione non Verbale” in relazione al Public Speaking. 

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1. LA DISTANZA E L’ORIENTAMENTO

La distanza tra il relatore e il pubblico non deve mai costituire motivo di imbarazzo o disagio. È compito di chi parla stabilire un rapporto di vicinanza in un ambiente che spesso si presenta troppo grande e dispersivo.

Potrebbe essere una buona mossa scendere dal palco e girare per la sala durante l’esposizione del discorso, così da aumentare il senso di familiarità e tenere viva l’attenzione degli ascoltatori.

Occhio in ogni caso a non esagerare, perché il pubblico potrebbe sentirsi più coinvolto dai vostri movimenti rispetto a ciò che state dicendo, generando pertanto il risultato opposto.

I gesti vanno sempre calibrati in relazione ai contenuti.

Quando vogliamo attirare l’attenzione dobbiamo fare alcuni passi in avanti, avvicinandoci gradualmente alla platea. Al contrario, quando desideriamo allentare un’eventuale situazione di tensione, dobbiamo fare lentamente qualche passo indietro.

Grazie a queste semplici tecniche potrete entrare in sintonia con il vostro pubblico, spezzando la monotonia di una lunga esposizione. 

L’orientamento, invece, rappresenta la posizione spaziale, nonché l’angolazione in base alla quale le persone decidono di situarsi in un determinato luogo. Sedersi in una posizione centrale della sala, per esempio, è sinonimo di collaborazione e complicità.

2. LA POSTURA

Le posture che assumiamo nel corso delle nostri discorsi in pubblico devono sempre essere in armonia con le parole che pronunciamo. Una delle regola di base della comunicazione efficace è mantenere la massima coerenza tra “ciò che diciamo” e “come lo diciamo”, cioè tra il contenuto e la forma.

La nostra postura di fronte alla platea deve trasmettere sicurezza, spontaneità e professionalità.

Un oratore esperto si colloca in piedi al centro del palco, evitando ogni barriera di separazione.

Mosse corrette:

  1. Piegarsi leggermente in avanti con le mani protese verso il pubblico è segno di onestà e trasparenza;
  2. Stare con le gambe leggermente divaricate, circa alla stessa larghezza delle spalle, è sinonimo di naturalezza;
  3. Indietreggiare in silenzio dopo aver posto una domanda aiuta a creare un clima suspense.

Mosse da evitare:

  1. Mettere le braccia dietro la schiena trasmette un’eccessiva autorità;
  2. Mettere le mani in tasca può distrarre il pubblico e trasmettere troppa informalità;
  3. Incrociare le braccia, giocare con i gemelli della camicia, con la cravatta o toccare continuamente l’orologio al polso sono segni di difesa, come se volessimo proteggerci dalla presenza degli altri.
  4. Incrociare le gambe e le caviglie è un altro segno di difficoltà che esprime il desiderio di tenere le distanze fra se stessi e il pubblico.
  5. Dondolare può risultare molto fastidioso.

3. LE MANI

Le mani sono molto importanti dal punto di vista espressivo, soprattutto durante un discorso in pubblico.

Ecco perché è bene non gesticolare in modo eccessivo o errato. L’oratore deve imparare a utilizzare correttamente le mani per evitare di comunicare emozioni negative come l’ansia.

Conoscete il significato dei vari gesti delle mani da evitare? Ecco i più frequenti:

  1. Le mani verso il naso esprimono un sentimento di paura;
  2. Le dita portate vicino alle labbra indicano una sensazione di vergogna;
  3. Stringere i pugni è segno di rabbia e nervosismo;
  4. Le mani unite davanti, “stile barriera per calcio di punizione”, possono indicare insicurezza;
  5. Le mani che toccano il collo o che grattano la testa esprimono tensione emotiva;
  6. Le mani davanti al petto con le dita che si uniscono per formare un piccolo tetto sono tipiche di chi si ritiene troppo colto per le menti limitate che ha di fronte;
  7. Le mani appoggiate sui fianchi “stile militare” trasmettono ai presenti arroganza;
  8. Le mani che si agitano continuamente nello spazio distraggono gli ascoltatori;
  9. Le mani che si aggrappano al leggìo trasmettono al pubblico insicurezza.

Quindi, come dovete tenere le mani?

Semplicemente lungo il corpo. Inizialmente vi sentirete un po’ impacciati e rigidi, ma appena la vostra mente sarà impegnata sul contenuto da esporre, le braccia assumeranno una posizione più naturale.

4. LE ESPRESSIONI DEL VOLTO

Il volto rappresenta per l’oratore una sorta di “specchio interattivo”, uno strumento utile per capire se gli ascoltatori gradiscono o meno ciò che esprime durante il discorso.

La regola principale èguardare negli occhi le persone presenti in sala, così da trasmettere loro sincerità e reale interesse. Guardare altrove, invece, è indice di ansia, vergogna e inadeguatezza.

Più una persona è solita guardare negli occhi, più viene percepita come sicura di sé. Ma attenzione anche in questo caso: se il vostro sguardo risulta troppo insistente, il pubblico potrebbe sentirsi in forte imbarazzo.

Per superare il grande disagio iniziale non conviene puntare lo sguardo sulle uscite di sicurezza o fuori dalle finestre, ma è consigliabile guardare prima le file davanti, allontanando gradualmente lo sguardo verso le file centrali e finali.

Sapete quali effetti possono provocare i diversi tipi di sguardo?

  1. Lo sguardo interrogativo durante un’espressione degli altri svolge una funzione di rinforzo: il vostro interlocutore parlerà più a lungo e ci terrà ad approfondire un determinato argomento.
  2. Lo sguardo interrogativo durante un proprio discorso conferisce una maggiore carica emotiva alle parole pronunciate.
  3. Lo sguardo intenso mentre si parla ha un effetto persuasivo.
  4. Lo sguardo inteso mentre gli altri parlano incentiva la conversazione.

5. L’ABBIGLIAMENTO

Quando si parla in pubblico anche la scelta degli abiti risulta di fondamentale importanza.

L’oratore deve curare il proprio abbigliamento per favorire una buona prima impressione e cercare sintonia con l’ambiente circostante.

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Io consiglio sempre di indossare vestiti eleganti e sobri allo stesso tempo, perché lo scopo di un oratore non è quello di fare spettacolo in TV, ma trasmettere professionalità.

Anche i vestiti hanno un ruolo ben preciso nella comunicazione: il 50% dell’abbigliamento svolge funzioni pratiche, l’altro 50% fornisce informazioni circa la personalità e lo status sociale.

No all’eccesso di conformismo e all’accesso di originalità. No a pellicce, gioielli e orologi troppo vistosi. No alle scollature profonde o ai vestiti troppo attillati.

Optate invece per doppiopetto scuro, gessato grigio, spezzato tweed, tailleur o abiti sotto il ginocchio.  

Se questi look vi sembrano un po’ troppo eleganti e lontani dal vostro modo di essere, potete sempre scegliere qualcosa di più contemporaneo, come ad esempio un dolce vita accompagnato da semplici jeans.

Un appunto sul “Dress Code”

Il Dress Code, molto spesso indicato all’interno di un invito, ci dice in maniera precisa quale tipo di outifit è bene scegliere in base al contesto di riferimento.

Il Business Code, nello specifico, dovrà essere parte integrante della vostra Strategia di Personal Branding, perché solo così riuscirete a comunicare correttamente il concetto di professionalità.

L’abbigliamento “business” prevede abito scuro, camicia chiara, cravatta e scarpe classiche.

Il “business casual” ammette abiti spezzati o il maglione al posto della giacca, scarpe in pelle e pantaloni classici.

Nello stile “casual semplice” sono ammesse polo, jeans e mocassino.

Conclusioni

Dunque, come vi è sembrato l’articolo di oggi sull’importanza del “Linguaggio del Corpo” nel “Public Speaking”? Spero di avervi dato alcuni importanti spunti di riflessione per affrontare la platea con maggior disinvoltura!

Ora mi piacerebbe scambiare qualche opinione in merito, quindi attendo un vostro commento nello spazio qui in basso.

Pensa in Grande!

Alessandro Ferrari


Author: Alessandro Ferrari

Autore, Imprenditore e Formatore esperto in Comunicazione, Tecniche di Vendita e Inbound Marketing.

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