L’email viene aperta. Poi non succede nulla. La riscrivi più breve, cambi oggetto e la rimandi. Prima di farlo controllerei un’altra cosa: il cliente sa quale azione gli stai chiedendo e perché gli sia utile? Tra gli errori email marketing, questo può restare nascosto anche quando le statistiche di apertura sembrano incoraggianti.
Quando sento “i clienti non capiscono”, non considero chiusa la diagnosi. Verifico il valore proposto, il linguaggio e la situazione della persona alla quale stiamo parlando. Non basta parlare in modo chiaro. Bisogna parlare per essere capiti. Un testo corretto può continuare a chiedere una risposta senza offrire un motivo comprensibile.
Errori email marketing: il primo è non sapere che cosa deve cambiare
Una campagna senza obiettivo rende difficile scegliere contenuto e misura. “Tenere il contatto” è un’intenzione; “ottenere una conferma sul materiale necessario per iniziare” indica un passaggio. Prima dell’oggetto definisci l’azione utile e il destinatario per il quale è pertinente.
Distingui consegna, apertura, clic, risposta e azione. Non sono equivalenti. Se chiedi di confermare un appuntamento, l’apertura non dimostra che sia stato confermato. Le metriche tecniche aiutano a trovare un ostacolo, ma vanno collegate al lavoro che il messaggio deve rendere possibile.
Dalla radio alle email: la persona non è davanti a te
Da ragazzo ho fatto esperienza nelle radio locali. La voce doveva costruire una relazione con un pubblico che non avevo davanti: ritmo, pause e modo di esprimermi contavano. Quando torno su quell’esperienza, il collegamento che vedo con un’email è questo: chi riceve non può interrompermi subito per chiedere che cosa intendo. Devo lasciare nel messaggio abbastanza contesto perché possa orientarsi.
Nel mio video sulla comunicazione telefonica lavoro anche sulla differenza tra esprimere un mio desiderio e rendere comprensibile un motivo utile all’altra persona. La stessa attenzione vale nella scrittura. Se la richiesta nasce soltanto dal mio bisogno di ottenere una risposta, il destinatario deve ancora fare tutto il lavoro di capire perché dovrebbe occuparsene. Aggiungere una formula più brillante non elimina quella distanza.
Nella revisione dell’email ti propongo quindi di sottolineare le frasi che parlano del mittente e quelle che spiegano il passo al destinatario. Non devono avere la stessa lunghezza, ma devono avere un rapporto sensato. Se il tuo paragrafo più preciso descrive l’azienda e quello più vago descrive l’azione del cliente, sai già dove cominciare. È il mio criterio di lettura di questo esempio, non una formula che garantisce risposte.
Cinque errori email marketing da controllare insieme
- Obiettivo assente: l’invio non ha un risultato concreto da verificare.
- Oggetto incoerente: promette qualcosa che il contenuto non consegna, oppure non aiuta a riconoscere il motivo dell’email.
- Rilevanza e frequenza sbagliate: il messaggio arriva senza un bisogno o ripete informazioni che non cambiano il prossimo passo.
- Automazione senza contesto: continua a chiedere un rinnovo mentre esiste un problema ancora aperto.
- CTA ambigua: più richieste competono, o “scopri di più” non chiarisce che cosa il cliente debba fare.
Non esiste una frequenza settimanale valida per ogni relazione. Sceglila in funzione di bisogno, aspettative e riscontro, mantenendo una lista pertinente e gestendo le preferenze di contatto. Una lista più grande non corregge una richiesta che non serve ai destinatari.
Prima e dopo: un follow-up che smette di parlare soltanto di te
Esempio didattico, non una conversazione reale. Prima: “Ciao, ti ricontatto perché non abbiamo ricevuto risposta. Vorrei fissare una call per illustrarti le nostre novità. Fammi sapere”. Il motivo esplicito è la tua mancata risposta, mentre il beneficio per il cliente resta vago.
Il modello funziona soltanto se il punto è reale. Non inventare un bisogno per rendere più convincente l’apertura e non scrivere “nell’ultimo confronto” quando non c’è stato. Se non conosci la situazione, la richiesta appropriata è verificarla.
Il controllo ad alta voce che uso anche per la comunicazione telefonica
Leggi il messaggio ad alta voce. Riesci a individuare una richiesta, un motivo utile per il destinatario e un riferimento riconoscibile? Se devi spiegare oralmente che cosa intendevi, manca un passaggio nel testo.
Nel mio video del 3 giugno 2026 sugli errori della comunicazione telefonica mostro come spostare l’attenzione da “vorrei” al motivo per cui la richiesta interessa all’altra persona. Non è una sequenza di email: qui trasferiamo il criterio al messaggio scritto, mantenendo il contesto della relazione.
Il dubbio che preferisco affrontare prima di aumentare gli invii
Quando sento dire che i clienti non capiscono, nel mio lavoro torno prima su interlocutore, valore, linguaggio e coerenza della proposta. Anche un silenzio dopo un’email merita questa attenzione. Non lo trasformerei subito in un problema di frequenza: potrei inviare più spesso una richiesta che resta poco pertinente.
Prima di un secondo invio, qui metterei a confronto due cose: che cosa ho chiesto e quale motivo ho dato per farlo. Se ho chiesto tempo, informazioni o un incontro, il motivo deve rendere riconoscibile il beneficio o la necessità del passaggio. L’AI può aiutarmi a vedere ripetizioni e ambiguità; la scelta di chiedere meno, cambiare destinatario o aspettare resta una decisione sulla relazione. Per questo nella scheda preferisco una richiesta motivata a tre CTA che competono tra loro.
Automatizza il promemoria, verifica l’impegno
Prima di inserire una sequenza, chiarisci quali eventi la avviano e quali la fermano: conferma ricevuta, problema aperto, priorità cambiata o richiesta di interrompere il contatto. L’automazione non dovrebbe continuare a comportarsi come se la relazione fosse immobile.
Puoi usare l’AI per confrontare una bozza anonimizzata con i sette campi della scheda. Chiedile di segnalare i dati mancanti, non di completarli. Il responsabile della relazione deve verificare impegni, riferimenti e condizioni prima dell’invio.
Se non risponde, devo accorciare ancora il testo?
Può aiutare, ma prima distingui incomprensione, irrilevanza, ostacolo e scelta di non proseguire. Il silenzio non identifica da solo una causa. Un messaggio corto può essere altrettanto inutile di uno lungo se non chiarisce il prossimo passo.
Errori email marketing: una lettura prima dell’invio
| Segnale nel messaggio | Possibile punto di rottura | Correzione da provare |
|---|---|---|
| Molte richieste nella stessa email | Priorità difficile da riconoscere | Separare la prima azione dalle informazioni successive. |
| “Vorrei fissare un incontro” senza contesto | Utilità della richiesta poco chiara | Spiegare il motivo reale per il destinatario. |
| “Facci sapere” senza un oggetto | Risposta attesa troppo vaga | Indicare quale punto confermare e a chi. |
| Apertura senza azione successiva | Lettura scambiata per comprensione | Verificare un riscontro sul passaggio richiesto. |
Nel mio video sulla comunicazione telefonica mostro il passaggio dal nostro desiderio al motivo utile per l’interlocutore. Qui lo applichiamo all’email, senza trasformare esempi telefonici in risultati di campagne.
Prima di usare lo strumento: tre scelte operative
Newsletter clienti
Una newsletter clienti non deve sostituire un messaggio di servizio che richiede una risposta precisa. Distingui aggiornamento, contenuto utile e richiesta operativa: cambia il motivo per cui il destinatario dovrebbe leggere.
Frequenza invio email
La frequenza invio email va scelta sul contesto e sui riscontri. Se manca un bisogno, ripetere il messaggio non lo crea. Prima dell’automazione verifica preferenze, pertinenza e un eventuale problema già aperto.
CTA email
La CTA email deve nominare un passo comprensibile. Confronta “fammi sapere” con una richiesta specifica di conferma su un materiale o un appuntamento. Nell’esempio qui sopra puoi verificare che cosa cambia per il destinatario.
Errori email marketing: rivedi una richiesta
Usa riferimenti anonimi. La scheda resta nella pagina: non salva né invia i dati. Puoi selezionare e copiare il risultato. Rileggi gli impegni prima di usarlo.
Il criterio nel mio video
Alessandro Ferrari · 3 giugno 2026. Guarda il video su YouTube.
Scegli il messaggio in base al punto della relazione
Per iniziare usa l’email di onboarding. Per una criticità aperta passa alla presa in carico del reclamo. Se il cliente è inattivo, verifica prima l’ipotesi con il percorso di recupero clienti. Per una strategia continuativa, approfondisci le strategie di email marketing per la fidelizzazione.
Questo approfondimento fa parte del percorso Comunicazione post vendita: rendere comprensibile il prossimo passo.
Domande frequenti: errori email marketing
Il tasso di apertura basta a capire se la mia email funziona?
Non dimostra che il destinatario abbia compreso o compiuto il passo. Valuta un riscontro coerente con lo scopo: materiale ricevuto, domanda chiarita o confronto concordato. Non attribuire automaticamente il mancato esito alla lunghezza del testo.
Una email post vendita deve avere sempre una CTA commerciale?
Il prossimo passo può essere operativo: confermare un dato, iniziare un’attività o segnalare un blocco. Una nuova offerta è pertinente quando risponde alla situazione del cliente. Non sostituire l’accompagnamento con una promozione per abitudine.
Devo inviare un’altra newsletter se non ricevo risposta?
Prima verifica richiesta, motivo, destinatario e momento. Se il messaggio non rende comprensibile un’azione utile, aumentare la frequenza ripete l’ambiguità. Usa la scheda per correggere un messaggio concreto prima di estendere la sequenza.
Quali errori email marketing fermano la risposta?
Se le email vengono lette ma il lavoro resta fermo, porta un messaggio anonimizzato a un primo confronto gratuito con me. Verifichiamo richiesta, motivo e condizione che manca.
Modelli e strumenti sono proposte operative da adattare al contesto. Gli esempi indicati come didattici non sono casi di clienti reali. Illustrazione della cover generata con AI, con persone anonime.

Advisor Strategico | Comunicazione, Vendita, Leadership, Marketing e AI per PMI
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Il mio approccio parte dalla diagnosi: capire cosa funziona, cosa non funziona e cosa manca, per trasformare dispersione e iniziative scollegate in priorità, responsabilità e azioni concrete.
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