QUINTA LEZIONE: LA PROSSEMICA

QUINTA LEZIONE: LA PROSSEMICA

Buongiorno,

e benvenuto alla quinta lezione dedicata alla Prossemica

Leggi anche questo interessante articolo di approfondimento
sul mio Blog che parla della “Stretta di mano a pesce lesso”
http://www.afcformazione.it/tecniche-di-comunicazione/dai-la-mano-a-pesce-lesso/

Ora entriamo nel vivo della quinta lezione “La Prossemica”

Cos’è?

La Prossemica si occupa dei messaggi che il nostro corpo trasmette collocandosi nello spazio intorno a sé rispetto alle cose o alle persone 

Edward Hall, l’antropologo che ha coniato il termine prossemica, definisce questa disciplina “lo studio di come l’uomo struttura inconsciamente i microspazi – le distanze tra gli uomini mentre conducono le transazioni quotidiane,
l’organizzazione dello spazio nella propria casa e negli altri edifici e infine la struttura delle sue città.”

Il modo in cui occupate il vostro spazio rivela molte cose sul vostro status, la vostra personalità e il vostro stato d’animo.

Edward T. Hall ha descritto 4 tipi di distanza interpersonale:

DISTANZA INTIMA (0 – 45 cm)
DISTANZA PERSONALE (45 – 120 cm)
DISTANZA SOCIALE (120 – 360 cm)
DISTANZA PUBBLICA (oltre 360 cm)
Anche se va detto, che ognuno ha la propria distanza preferita.

Queste preferenze sono fortemente influenzate anche dal contesto, dall’educazione, dalle abitudini e dai tratti caratteriali. 

Chi è più introverso tenderà a stare leggermente più distante
rispetto a chi è estroverso.

I bambini hanno distanze più ridotte.

Anche il luogo in cui viviamo influenza la distanza che teniamo.

Chi vive in spazi aperti (Campagna, montagna ecc) tenderà a
tenere una distanza più ampia dai suoi interlocutori.

Chi invece vive in città e grandi metropoli, tenderà a ridurre le distanze.

I popoli dell’Europa settentrionale e del Nord America tengono
solitamente distanze maggiori di quelli latini.

Anche in italia ci possono essere notevoli differenze tra nord e sud.

Ma anche il contesto influenza le distanze 

Il buio rivoluziona il fattore distanza psicologica e ci fa accorciare molto le distanze. 

In discoteca balliamo tutti appiccicati.

Se improvvisamente dovessero accendersi le luci ci sarebbe un imbarazzo totale

Il vostro modo di rapportarvi con gli altri in merito alla influenza in modo determinante anche il modo in cui verrete percepiti

Come possiamo quindi capire qual è la distanza giusta da tenere
quando interagiamo con altre persone?

Semplice.

Rispettare la distanza degli altri 

Ancora una volta entra in gioco la PNL e la capacità di Saper “rispecchiare” l’interlocutore. 

Le distanze tendono spontaneamente a ridursi quando si è con
qualcuno che presenta aspetti della personalità, status sociale o condizione economica simili ai nostri.

Più si riducono le distanze e più si va verso una comunicazione “empatica”.

Come capire se siete andati oltre la distanza ottimale?

Se abbiamo “superato” la soglia, il nostro interlocutore farà questi gesti (o qualcuno di questi) 

Interporrà barriere tra di voi (Giornale, borsa, braccia)

Indietreggerà 

Orienterà il suo corpo in un’altra direzione

Distoglierà lo sguardo

Attuerà un gesto di chiusura

Provate a pensare quando siete in un ascensore pieno zeppo
Di persone?

Cosa fate?

In questi casi la maggior parte delle persone è in grande imbarazzo e cerca di vincere l’imbarazzo ritirandosi in un angolo, con le spalle alla parete dell’ascensore, concentrando la propria attenzione (e il proprio sguardo) alla targhetta che riporta la portata massima in termini di persone e Kg oppure fissando la tastiera con le lucine dei vari piani che si accendono in sequenza.

Vi ricorda qualcosa questa situazione??

Questo accade perché viene “invasa” la vostra distanza intima.
Ogni volta che qualcuno entra nella nostra distanza intima e noi non “percepiamo” quella persona come intima, ci sentiamo a disagio e tendiamo ad allontanarci.

Anche la personalità influenza le distanze.

Coloro che mantengono distanze più “ampie” della norma tenderanno a guardare poco negli occhi, a toccare poco gli altri e a non gradire le pacche altrui. Viceversa chi mantiene distanze più ridotte tenderà a tenere un contatto visivo prolungato e a toccare l’interlocutore.

Se il vostro interlocutore tende ad avvicinarsi a voi con il busto è probabile che sia in accordo con voi a livello razionale. Viceversa se si avvicina con il bacino o le gambe significa che la conquista è avvenuta più a livello emozionale.

Entriamo quindi nel merito delle distanze, al fine di capire il loro rispettivo significato, prendendo spunto da “Edward T. Hall, La dimensione nascosta”.

La ‘distanza intima’ implica un alto grado di coinvolgimento
perché tutte le percezioni sensoriali si acuiscono.

Nella fase di vicinanza si può raffigurare come la distanza della lotta o al contrario, dell’amplesso, mentre in quella di lontananza (da 15 a 45 cm.)
il capo, le cosce e le parti pelviche non si toccano facilmente come prima, ma le braccia possono afferrare con facilità l’altro e sono visibili con dovizia di particolari tutti i particolari del volto dell’altro.

A questa distanza la voce è un sussurro e serve a richiamare nell’altro emozioni e sentimenti. 

Mantenere questa distanza in pubblico è considerato disdicevole dagli americani e quando ciò possa avvenire in un bus affollato è regola delle società che seguono la regola del non-contatto che istintivamente si irrigidisca il corpo e ci si ritragga se avviene il contatto con un altro corpo.

Al contrario in Medio Oriente è normale, e non desta alcun fastidio, essere toccati, sfiorati o urtati per la strada da estranei.

La ‘distanza personale’ è quella rispettata dai membri di una società che si ispira al non-contatto: la fase di vicinanza va dai 45 ai 75 cm., distanza entro la quale si potrebbe, volendo, allungare un braccio e afferrare l’altro.

Questa distanza, che rappresenta un po’ la “bolla” o quell’alone di cui si parlava, può essere infranta solo da persone in contatto con il soggetto come un coniuge, mentre non è valicata dagli estranei.

Nella fase di lontananza che conta dai 75 ai 120 cm la soglia è posta appena oltre la possibilità di toccare l’altro allungando la propria mano.

A questa distanza si può ancora discutere di argomenti personali ma la forza della voce è moderata e non si percepisce il calore del corpo dell’altro, cosa in grado di instaurare intimità o mettere a disagio gli altri.

Nella fase di vicinanza della ‘distanza sociale’ (da 1.20 a 2.10 m.) si trattano gli affari sociali e gli incontri occasionali.

E’ la distanza più usata tra persone che lavorano assieme, mentre la fase di lontananza è quello entro la quale si svolgono incontri formali (da 2.10 a 3.60 m.) oppure che permette alle persone che lavorano a contatto col pubblico di svolgere le proprie mansioni senza essere obbligate alla conversazione.

Infine, è una distanza che permette anche a persone che vivono nella stessa casa e sono nella stessa stanza di impegnarsi in conversazioni brevi e tornare poi a dedicarsi alla propria attività preferita.

Infine nella ‘distanza pubblica’ (da 3.60 m. in poi) un individuo può fuggire o cercare di difendersi se subisce una minaccia mimando la reazione di fuga istintiva animale, la voce è alta e i contenuti sono formali, mentre una ‘bolla’ di oltre 7 metri è quella che si stabilisce attorno ad importanti personaggi pubblici che devono aumentare mimica, tono e volume della voce per essere apprezzati, oltre a puntare molto sulla gestualità e il linguaggio del corpo.

Quindi teoricamente esistono quattro distanze e otto fasi entro cui le persone interagiscono col territorio e con gli altri.

In realtà ognuno di noi poi sembra adattare lievemente al proprio modo di essere queste distanze e non dimentichiamo che questi studi sono stati fatti negli Stati Uniti che hanno modelli sociali piuttosto diversi da quello mediterraneo, quindi non possono essere applicati pedissequamente.

La prossemica ad ogni modo è uno strumento che può interessare il medico come il politico che sia impegnato nella creazione di nuovi quartieri, l’urbanista come l’ecologo, l’etologo come il sociologo, senza dimenticare l’esempio dei cervi che morirono proprio di sovraffollamento, situazione in cui l’organismo reagisce allo stress
e alla carenza di risorse. 

Forse da domani sapere dei nostri pazienti se abitano in un quartiere residenziale o in un fabbricato di cemento, se ha un giardino o solo finestre, se convive con sei persone in un bilocale o vive solo in un castello può aiutare a comprendere qualche causa in più di alcune patologie e che possono risentire negativamente di una ‘prossemica’ patologica.

Ogni cultura ha bisogno di un habitat congeniale di cui si deve tenere conto.

Secondo Edward T. Hall quando persone di paesi diversi vengono spesso a contatto tirano conclusioni sui modi di comportarsi degli altri popoli quando siano in contrasto con il proprio. Abbiamo qui tratto alcuni brevi esempi citati da Hall, che ha studiato il modello di altre culture in relazione a quello americano.

Tedeschi: ritengono che gli americani diano troppa importanza al tempo dedicato al lavoro e dedichino poca attenzione allo spazio. Hanno un rigido concetto della privacy e dell’ordine che dimostrano anche con l’abitudine di tenere le porte chiuse, sia in casa che sul lavoro.
Anche lo sguardo di una persona al di fuori del proprio cancello è considerata una violazione
e non ritengono che lo spazio debba essere messo ‘in comune’ come dimostrano invece
gli spazi antistanti le casette americane privi di recinzioni.

Inglesi: sin da piccoli sono abituati a condividere gli spazi della casa con fratelli e sorelle al contrario dei giovani americani che godono di una stanza tutta per loro. Si stupiscono che gli americani abbiano bisogno di uno spazio fisso e prestabilito per svolgere il lavoro e di avere spazi materiali come muri e porte isolati per isolarsi dagli altri: gli inglesi usano barriere interiori che permettono loro di non considerare scortese una persona che stia per conto proprio in una stanza con altre. Gli inglesi considerano il telefono una violazione e un disturbo e preferiscono scrivere. Gli uomini godono del dominio sulla camera da letto al contrario degli americani che lo considerano uno spazio privilegiato della donna che vi si può rifugiare quando sia stanca o arrabbiata, chiudendo la porta e dimostrando quindi di non essere disponibile a comunicare in quel momento.

Francesi: vivono molto all’aria aperta perché le loro case sono spesso piccole e anguste, basse e molto affollate, ma all’affollamento sono abituati e lo apprezzano specie se serve a condividere il panorama dato dalla vista dei passanti dalla ‘terrasse’ di un caffè all’aperto. La casa è un luogo molto privato, gli amici si incontrano fuori, nei locali pubblici. L’organizzazione dello spazio urbano a ‘stalla radiante’ svolge una funzione di attrazione sociale ed è tipico delle città francesi e spagnole mentre quelle americane sono organizzate secondo la struttura a griglia, New York ne è un esempio lampante, che rappresenta più la fuga sociale e il desiderio di rifugiarsi nella propria casa. 

Giapponesi: Gli schemi prossemici che si tramandano servono a proteggere il gruppo sociale e a proteggerlo dalle incursioni di coloro che di quella cultura non fanno parte. Un esempio particolarmente calzante è offerto dal Giappone in cui la casa è modulare, varia al variare delle ore del giorno e delle stagioni e nella quale tutte le attività si svolgono insieme e al centro delle stanze dove si raccolgono i mobili, al contrario di ciò che avviene in occidente dove il mobilio è posto lungo le pareti. In Giappone le strade non hanno un nome ma solo gli incroci che le uniscono, i discorsi dei giapponesi sono molto ‘intricati’ e ad un americano medio potrà sembrare che non arrivino mai al ‘dunque’. Il vocabolario giapponese non contiene alcun corrispondente della parola privacy e sono abituati a vivere in situazioni di grande affollamento in molti momenti della loro giornata.

Arabi: Anche questo popolo ha delle peculiarità che secondo la prossemica europea ed americana possono sembrare a dir poco singolari. Nei luoghi pubblici vi è un enorme quantità di stimoli sensoriali, le strade sono affollate, il contatto fisico frequente, mentre gli alloggi sono molto vasti, quasi dispersivi. Il concetto dell’inviolabilità del corpo altrui non risiede nella sua fisicità o nei suoi abiti che gli americani vivono come estensione delle barriere spaziali, ma la persona è una entità che quindi non si sente minacciata dal contatto fisico con un estraneo, che anzi cercano tramite la conversazione vis-a-vis e un contatto visivo che ad un americano sembrerebbe una intollerabile intrusione.

Ti auguro un buon lavoro e un buon business. 

Arrivederci a domani con la sesta e ultima lezione
Alessandro Ferrari Hai perso le lezioni precedenti?
Lezione 1: I segreti del Linguaggio del Corpo
Lezione 2: Linguaggio del corpo e seduzione
Lezione 3: Le espressioni del Viso
Lezione 4: Testa, orecchie e naso


Author: Alessandro Ferrari

Autore, Imprenditore e Formatore esperto in Comunicazione, Tecniche di Vendita e Inbound Marketing.

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