COME COMUNICARE IN PUBBLICO: LA GUIDA AL CONTRARIO!

COME COMUNICARE IN PUBBLICO: LA GUIDA AL CONTRARIO!

Mi si presenta spesso, durante i corsi che tengo in aula, una domanda: “Alessandro, ma come fai a mantenere alta l’attenzione per ore e ore?”. Ti racconto una storia che mi ha ispirato.

Di recente mi è capitato di partecipare ad un evento in cui uno dei relatori ospiti ha, suo malgrado, stilato la guida di tutto quello che non si dovrebbe fare per comunicare durante un evento, mettendo purtroppo in fila un errore dopo l’altro. Si trattava evidentemente di un discorso fortuito e non preparato, probabilmente il relatore aveva dovuto sostituire qualcuno e l’improvvisazione è un’arte che solo i maestri padroneggiano con successo.

La cosa che mi ha stupito di più è che l’argomento era davvero interessante: tuttavia se chiedessi a qualcuno dei partecipanti cosa ricordano dell’intervento, avrebbero difficoltà a rispondermi.

Ne ho ricavato alcuni spunti di riflessione che definirei la guida della comunicazione efficace… al contrario!

A che serve prepararsi?! Improvvisa! 

Premesso che nel caso specifico si è trattato di una sfortunata congiuntura, un relatore non deve mai trovarsi impreparato. Anche chi è sicuro dell’argomento di cui tratta, può avere difficoltà a spiegarlo a una platea. Improvvisare è sbagliato tanto quanto imparare a memoria un discorso e ripeterlo in modo asettico e impersonale. Ci sono persone che esercitano per 30 anni una professione e non sanno spiegare esattamente qual è il loro ruolo.

La verità è che:

Sapere non significa saper comunicare!

Non servono supporti, ma quali slide!

Già ti tocca parlare in pubblico, devi fare anche la fatica di preparare delle slide?

Assolutamente sì! Innanzitutto le slide aiutano te a parlare e seguire il filo del discorso! Poi aiutano anche il pubblico a seguirti e memorizzare ciò che dici.

Lo sai che le statistiche sull’apprendimento dicono che chi ti ascolta apprende solo il 7% di quello che dici?

Con un supporto invece, che siano slide o video o infografiche, le persone apprendono molto di più. Quindi, se il tuo obiettivo è dire qualcosa che resti nelle menti di chi ti ascolta, è opportuno preparare qualcosa che permetta alle persone di seguirti meglio.

Io sono forte della mia opinione. Punto.

Nell’incontro di cui ti parlavo all’inizio dell’articolo il relatore ha parlato esclusivamente delle proprie esperienze personali (professionali) in modo continuo, il suo intervento era incentrato esclusivamente su se stesso. 

Ora, un’opinione, con tutto il rispetto, è solo un’opinione. Se sei chiamato a spiegare dei concetti è meglio rafforzarli con dati (statistiche, studi, ricerche) piuttosto che basarti esclusivamente sulle esperienze personali. Spiegare la tua idea solamente sulla base di aneddoti riguardanti te stesso risulterebbe molto autoreferenziale.

L’autoreferenzialità spinge le persone ad attivare il dialogo interno. Smetteranno di ascoltarti, se sei fortunato non disturberanno l’ascolto, ma non saranno attenti a ciò che dici, penseranno semplicemente ai fatti loro. Alle persone piace parlare di se stesse ma se sei un relatore è sconsigliato parlare solo di te stesso.

Se le tue frasi cominciano con la parola IO, ti consiglio di cambiare registro il prima possibile.

Precisazione: una breve presentazione è non solo consentita, ma è anche un’ottima idea per acquisire autorevolezza. Sottolineo e ripeto: ho detto BREVE presentazione.

Gli aneddoti sono ammessi?

Sì, certo! Gli aneddoti personali arricchiscono il discorso, lo impreziosiscono con l’empatia o con la simpatia. A patto che tu abbia la cautela di usarli di tanto in tanto; nel senso che gli aneddoti personali possono aiutarti a spezzare il ritmo di una presentazione, fare una pausa, ottenere l’attenzione delle persone su di te.

Faccio un esempio per spiegarmi meglio.

FRASE NUMERO 1

Ho tenuto corsi davanti a decine, centinaia, migliaia di persone. Sulla base di anni e anni di esperienza come formatore e comunicatore ti posso consigliare di tenere bene a mente che le persone non sono lì per ascoltare la storia della tua vita! 

FRASE NUMERO 2

I più recenti studi sulla comunicazione dimostrano che le persone vengono persuase maggiormente da un discorso se intervengono dei dati a suffragare ciò che viene detto. Un interessante studio sulla comunicazione politica pubblicato dalla facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Bologna stabilisce che l’autoreferenzialità nei discorsi pubblici viene percepita negativamente dai cittadini, generando un senso di antipatia nei confronti del relatore. La mia esperienza lo conferma: dopo anni e anni di lavoro come formatore, posso affermare con certezza l’esito di questo studio. Quindi ti consiglio di tenere bene a mente che le persone tra il pubblico non sono lì per ascoltare la storia della tua vita!

Hai percepito la differenza? La frase numero 2 è molto più contestualizzata e solo alla fine ho inserito la mia esperienza. 

Dire tutto quello che devi senza guardare in faccia nessuno!

Ci sono relatori che agguantano il microfono e dicono tutto quello che hanno da dire senza guardare in faccia nessuno: ed servita l’ultima Bad Practice della guida al contrario su come comunicare ad un evento.

Osservare più il microfono che il pubblico, o leggere da un foglio, sono comportamenti che viaggiano in direzione contraria all’empatia. Spesso le persone leggono e non guardano in faccia le persone per timidezza. Se questo è un problema per te, ti consiglio di approfondire il tema in questi 2 approfondimenti:

Concludo con una riflessione: la comunicazione vincente è una disciplina molto ampia e complessa perché agisce su più piani. Su uno dei piatti della bilancia c’è il peso delle parole, sull’altro c’è il linguaggio del corpo e delle sfumature della voce. Essere efficaci significa trovare e mantenere un equilibro tra i due piatti.

Pensa in grande!

Alessandro Ferrari


Author: Alessandro Ferrari

Autore, Imprenditore e Formatore esperto in Comunicazione, Tecniche di Vendita e Inbound Marketing.

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