La comfort zone nella comunicazione è l’abitudine a usare frasi automatiche, vaghe o accomodanti per evitare disagio, confronto o tensione. Nel breve termine riduce lo stress, ma nel medio-lungo periodo indebolisce la tua autorevolezza, confonde l’interlocutore e mina la tua credibilità professionale.
La comfort zone comunicativa non è gentilezza. È auto-protezione.
Quando parlo di comfort zone nella comunicazione, non mi riferisco a persone scortesi o aggressive.
Mi riferisco, al contrario, a persone educate, disponibili, collaborative. Spesso anche competenti.
Il problema è che confondono la gentilezza con l’evitamento.
Usano frasi “comode” perché:
- non vogliono creare attrito
- non vogliono sembrare rigide
- non vogliono esporsi
- non vogliono dire un no chiaro
E così, senza rendersene conto, si spostano fuori dal proprio ruolo comunicativo.
La comunicazione comoda non crea problemi subito.
Li crea dopo.
Frasi corrette nella forma, sbagliate nella sostanza
Nella mia esperienza formativa vedo continuamente persone che comunicano così:
- “Vediamo più avanti”
- “Non è un problema”
- “Come preferisci”
- “Va bene tutto”
- “Poi ci sentiamo”
Frasi educate. Apparentemente collaborative.
Ma completamente vuote di direzione.
Il messaggio implicito che passa è:
- non ho una posizione chiara
- non voglio prendermi responsabilità
- non voglio guidare la conversazione
E quando non guidi tu la comunicazione, la guida qualcun altro. O il caos.
Quando evitare il confronto ti costa autorevolezza
Molte persone evitano il confronto per paura di:
- essere giudicate
- sembrare aggressive
- rovinare il rapporto
Il risultato, però, è sempre lo stesso:
il rapporto si rovina lo stesso, ma lentamente e in silenzio.
Perché l’altro:
- non capisce davvero cosa pensi
- non sa quali sono i confini
- non percepisce una posizione solida
E senza confini chiari, la comunicazione perde peso.
📊 TABELLA – Comfort Zone nella Comunicazione
| FRASE “COMODA” | MESSAGGIO IMPLICITO |
|---|---|
| “Vediamo più avanti” | Non voglio decidere ora |
| “Per me va bene tutto” | Non ho una posizione |
| “Non è un problema” | Mi adatto anche se non va bene |
Infografica 1 – Comfort Zone nella Comunicazione: frasi comode, effetti reali

“Vediamo più avanti”: la frase che rimanda tutto e non risolve niente
“Vediamo più avanti” è probabilmente la frase più usata da chi vuole evitare una decisione, un confronto o una presa di posizione.
La senti ovunque:
- in azienda
- nei rapporti professionali
- nelle riunioni
- nelle mail
- nei messaggi vocali
È una frase educata. Non attacca. Non espone.
Ed è proprio per questo che è pericolosa.
“Vediamo più avanti” non è apertura.
È sospensione della responsabilità.
Perché questa frase ti fa perdere credibilità
Quando dici “vediamo più avanti”, il messaggio che arriva all’altro non è quello che pensi di trasmettere.
Tu pensi:
- “Non voglio decidere ora”
- “Mi prendo tempo”
- “Non voglio chiudere la porta”
L’altro invece sente:
- “Non so cosa voglio”
- “Non ho una direzione”
- “Non voglio espormi”
- “Sto evitando l’argomento”
Nel tempo, questa dinamica crea sfiducia comunicativa.
Le persone smettono di:
- chiederti un parere chiaro
- affidarti decisioni
- considerarti un riferimento
Perché non sanno mai dove ti posizioni.
Quando “vediamo più avanti” diventa una strategia di difesa
Nella mia esperienza formativa, questa frase nasce quasi sempre da una di queste paure:
- paura di sbagliare
- paura di scontentare
- paura del conflitto
- paura di dire un no
Il problema è che la comunicazione assertiva non elimina il disagio, lo gestisce.
E chi usa sistematicamente frasi comode:
- evita il disagio oggi
- paga il prezzo domani
In termini di:
- autorevolezza
- chiarezza
- leadership comunicativa
Il vero problema non è rimandare. È non dare un confine.
Attenzione: rimandare non è sempre sbagliato.
È sbagliato rimandare senza struttura.
Dire:
- “Vediamo più avanti”
è molto diverso da dire:
- “Ne riparliamo venerdì dopo aver valutato questi due punti”
Nel primo caso:
- non c’è direzione
- non c’è responsabilità
- non c’è impegno
Nel secondo:
- stai guidando
- stai definendo un perimetro
- stai mantenendo il controllo comunicativo
📊 TABELLA – Frase comoda vs comunicazione assertiva
| FRASE COMODA | VERSIONE ASSERTIVA |
|---|---|
| “Vediamo più avanti” | “Ne riparliamo entro venerdì dopo aver valutato X” |
| “Poi ci sentiamo” | “Ti richiamo domani mattina entro le 11” |
| “Ci pensiamo” | “Decidiamo dopo aver chiarito questi due aspetti” |
Un errore molto comune: pensare che l’assertività sia rigidità
Molti evitano frasi chiare perché temono di sembrare:
- rigidi
- autoritari
- poco disponibili
In realtà accade l’opposto.
Una comunicazione chiara:
- rassicurà
- semplifica
- fa risparmiare tempo
E aumenta la qualità delle relazioni professionali, non la riduce.
Infografica 2 – “Vediamo più avanti”: cosa comunica davvero

“Per me va bene tutto”: la frase che ti cancella dalla conversazione
“Per me va bene tutto” è una frase che sembra collaborativa, ma in realtà comunica l’esatto contrario di ciò che dovrebbe.
Chi la usa pensa di dire:
- “Sono flessibile”
- “Non voglio creare problemi”
- “Mi adatto”
Chi la ascolta invece sente:
- “Non hai una posizione”
- “Non sei un riferimento”
- “Non stai guidando nulla”
La flessibilità senza posizione non è apertura.
È assenza di identità comunicativa.
Perché questa frase ti fa perdere autorevolezza (anche se sei competente)
Nel contesto professionale, le persone non cercano sempre consenso.
Cercano chiarezza.
Quando dici “per me va bene tutto”:
- scarichi la responsabilità sull’altro
- rinunci implicitamente al tuo ruolo
- smetti di contribuire alla decisione
E nel tempo succede una cosa precisa:
le persone smettono di chiederti un’opinione vera.
Non perché non sei bravo.
Ma perché non ti esponi.
Il paradosso della comunicazione comoda
Questa frase nasce spesso da buone intenzioni:
- voler mantenere un buon clima
- evitare tensioni
- non sembrare rigidi
Ma produce l’effetto opposto:
- confonde
- rallenta
- indebolisce il processo decisionale
In azienda, nei team, nei rapporti con clienti e fornitori,
chi non prende posizione diventa invisibile.
Quando “va bene tutto” diventa un problema relazionale
C’è un aspetto ancora più delicato.
Dire sempre “va bene tutto” crea uno squilibrio:
- l’altro decide
- tu subisci
- poi accumuli fastidio
E prima o poi:
- esplodi
- ti chiudi
- ti allontani
La comunicazione assertiva serve anche a proteggere le relazioni nel tempo, non solo a “dire le cose come stanno”.
📊 TABELLA – Frase comoda vs comunicazione efficace
| FRASE COMODA | ALTERNATIVA ASSERTIVA |
|---|---|
| “Per me va bene tutto” | “Preferisco l’opzione A per questo motivo” |
| “Decidi tu” | “Ti dico la mia, poi decidiamo insieme” |
| “Non ho preferenze” | “Ho una preferenza, ma sono aperto al confronto” |
Una distinzione fondamentale: flessibilità ≠ passività
Essere assertivi non significa imporre.
Significa contribuire.
Una comunicazione matura suona così:
- “Questa è la mia posizione”
- “Questo è il mio punto di vista”
- “Sono disponibile a confrontarmi”
Chi comunica così:
- viene ascoltato
- viene rispettato
- diventa un riferimento
Chi dice sempre “va bene tutto”, no.
Infografica 3 – “Per me va bene tutto”: flessibilità o passività

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Le frasi comode non finiscono qui (e fanno tutte lo stesso danno)
Oltre a “Vediamo più avanti” e “Per me va bene tutto”, esistono altre frasi apparentemente innocue che indeboliscono la comunicazione in modo sistematico.
Le riconosci perché:
- sembrano educate
- evitano attriti
- rimandano il momento della chiarezza
Ecco alcune delle più comuni:
- “Non è un problema”
- “Fai come credi”
- “Non voglio entrare nel merito”
- “Poi vediamo”
- “Non importa”
Il filo rosso è sempre lo stesso:
evitare di esporsi.
Ogni volta che rinunci a una posizione chiara,
rinunci anche a una parte della tua credibilità.
Il vero costo della comfort zone comunicativa
Il problema delle frasi comode non è immediato.
Nel breve periodo:
- semplificano
- riducono tensioni
- fanno “scorrere” le conversazioni
Nel medio-lungo periodo però producono:
- incomprensioni
- aspettative sbagliate
- frustrazione reciproca
- perdita di autorevolezza
E soprattutto creano un’abitudine mentale:
meglio evitare che chiarire.
Questa abitudine, nel lavoro come nelle relazioni professionali, è una delle principali cause di:
- conflitti latenti
- riunioni inconcludenti
- decisioni rimandate
- rapporti che si deteriorano “senza motivo apparente”
📊 TABELLA FINALE – Comfort Zone nella Comunicazione (Sintesi)
| FRASE COMODA | EFFETTO NEL TEMPO |
|---|---|
| “Vediamo più avanti” | Rinvio costante, mancanza di direzione |
| “Per me va bene tutto” | Perdita di autorevolezza e ruolo |
| “Non è un problema” | Accumulo di disagio e risentimento |
| “Fai come credi” | Disimpegno comunicativo |
Cosa fare, in concreto, da subito
Uscire dalla comfort zone comunicativa non significa diventare duri o aggressivi.
Significa fare tre cose molto pratiche:
- Dire cosa pensi, anche con calma
- Definire confini, senza giustificarti troppo
- Sostituire le frasi vaghe con frasi strutturate
Non serve parlare di più.
Serve parlare meglio.
Infografica 4 – Comfort Zone nella Comunicazione: frasi comode, effetti reali

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FAQ – Comfort Zone nella Comunicazione
Cos’è la comfort zone nella comunicazione?
La comfort zone nella comunicazione è l’abitudine a usare frasi vaghe, accomodanti o automatiche per evitare disagio, confronto o responsabilità. Riduce lo stress nel breve periodo, ma nel tempo indebolisce chiarezza, credibilità e autorevolezza.
Perché le frasi “comode” fanno perdere credibilità?
Perché comunicano mancanza di posizione. Frasi come “vediamo più avanti” o “per me va bene tutto” fanno percepire indecisione e scarso coinvolgimento, anche quando la competenza è alta.
Essere assertivi significa essere rigidi o aggressivi?
No. L’assertività non è aggressività. Significa esprimere il proprio punto di vista in modo chiaro, rispettoso e diretto, senza attaccare l’altro e senza annullare se stessi.
È sbagliato rimandare una decisione nella comunicazione?
No, se il rinvio è strutturato. Rimandare diventa un problema quando non si danno tempi, criteri o confini. La differenza è tra “vediamo più avanti” e “ne riparliamo venerdì dopo aver valutato questi punti”.
Perché dire “per me va bene tutto” è un errore comunicativo?
Perché annulla il tuo contributo. In ambito professionale le persone cercano chiarezza, non passività. Dire sempre “va bene tutto” porta gli altri a non considerarti più un riferimento.
Come posso uscire dalla comfort zone comunicativa senza creare conflitti?
Sostituendo le frasi vaghe con frasi strutturate. Non serve parlare di più, ma definire meglio: tempi, confini, preferenze e responsabilità, mantenendo un tono calmo e rispettoso.
La comfort zone nella comunicazione riguarda solo il lavoro?
No. Riguarda anche riunioni, collaborazioni, relazioni professionali, clienti e fornitori. Ovunque ci sia uno scambio di responsabilità e decisioni, la comunicazione comoda crea problemi nel tempo.
Da dove conviene iniziare per migliorare la propria comunicazione?
Dal linguaggio quotidiano. Inizia osservando le frasi che usi più spesso quando vuoi evitare un confronto. Sostituirne anche solo una con una versione assertiva produce risultati immediati.
Conclusione
La comfort zone nella comunicazione non nasce da debolezza, ma da abitudini apprese.
La buona notizia è che le abitudini si possono riconoscere, correggere e allenare.
Ogni frase più chiara che scegli oggi:
- riduce i problemi domani
- migliora i rapporti
- rafforza la tua credibilità
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