COME MOTIVARE I PROPRI COLLABORATORI CON L’ASSERTIVITÀ

COME MOTIVARE I PROPRI COLLABORATORI CON L’ASSERTIVITÀ

La scorsa settimana, al termine del mio corso sulla “Comunicazione Assertiva“, un signore di mezza età, nonché piccolo imprenditore nel settore agroalimentare, mi ha detto:

“Alessandro, questa sera abbiamo parlato dell’assertività come strategia comunicativa nella vita privata. E al lavoro? Come dovrei comportarmi con i miei dipendenti? Mi piacerebbe instaurare con loro un rapporto di fiducia reciproca, ma non è affatto semplice.”

Colpito dalla sua domanda, davvero molto sentita, l’ho invitato a proseguire la conversazione davanti a un caffè.

Volete conoscere la mia risposta? Immagino di sì, per questo ho deciso di dedicare un intero articolo all’argomento in questione.

Assertività (significato): è una dote davvero straordinaria che consente di esprimere le proprie idee con vigore, senza contrastare gli altri in modo arrogante, un concetto nobile che possiamo applicare sia in ambito privato che lavorativo. Essere assertivi, inoltre, significa sviluppare una grande capacità di persuasione, ponendosi come guida agli occhi degli altri.

All’interno del mio staff, ad esempio, la motivazione, la stima e lo spirito di collaborazione sono principi fondamentali, ormai imprescindibili.

Nell’ultimo anno ho assunto nuovi assistenti e li sto seguendo da vicino affinché possano diventare grandi professionisti nel mondo del marketing. Cerco di coinvolgerli attivamente nei miei progetti, li stimolo a migliorare continuamente, chiedo spesso la loro opinione prima di prendere una decisione e ci teniamo sempre in contatto per risolvere eventuali problemi, dubbi o imprevisti. Ogni settimana fissiamo un appuntamento nel mio ufficio per un breve briefing e analizziamo insieme l’andamento delle attività.

Il mio obiettivo, quindi, è quello di lasciare loro un feedback positivo.

La motivazione più grande per ogni essere umano è il riconoscimento dei propri risultati, un forte incentivo per migliorare i rapporti interpersonali.

Analizziamo il caso dei bambini in fase di crescita: tutti i loro piccoli progressi – i primi passi, mangiare autonomamente, imparare le lettere dell’alfabeto, riconoscere i numeri –  sono accompagnati da grandi manifestazioni di entusiasmo da parte dei genitori. Questo atteggiamento di interesse li sprona a migliorare continuamente i risultati conseguiti.

Alla pari dei bambini, tutti noi sentiamo il bisogno di ricevere apprezzamenti sul nostro operato, sia in ambito personale che lavorativo, ma spesso ciò non accade. Ecco il vero problema, o sbaglio?

Solo le persone aperte e sicure di sé – e quindi assertive – si lasciano andare a complimenti sinceri rivolti al prossimo. Contrariamente, le persone insicure e insoddisfatte non sono proprio in grado di gioire per i successi altrui, perché si fanno prendere dall’invidia e da un insano spirito di competizione.

Pur contando sulla propria capacità di autovalutazione, ogni persona è alla ricerca di riscontri positivi: desidera sentirsi dire che vale, che è utile e importante.

La capacità di porgere apprezzamenti per il lavoro che un collaboratore ha svolto andrebbe sempre coltivata, se davvero vogliamo migliorare la qualità delle relazioni in azienda. 

“Feedback motivazionale” non è sinonimo di “adulazione”

L’utilizzo del feedback positivo richiede una certa attenzione, perché non si trasformi in una forma di adulazione dall’effetto manipolatorio. Lodare in modo esagerato una persona potrebbe farvi passare per falsi.

Qual è la differenza tra i due concetti? Direi l’autenticità di ciò che si afferma.

Il feedback si basa su fatti tangibili, concreti, facilmente verificabili, reali.

L’adulazione è una falsa lusinga, un tentativo di corteggiare il proprio interlocutore con il chiaro obiettivo di ottenere scopi personali.

Il feedback positivo si riferisce ad un avvenimento specifico, descrive quel che ha fatto l’altro e suona vero in quanto condiviso da tutti.

Il messaggio deve riguardare una performance specifica o un cambiamento visibile, se vuole mantenere la sua efficacia comunicativa.

Facciamo un semplice esempio:

Frase n.1: “Ti stimo per la tue grandi competenze lavorative.”

Frase n.2: “L’articolo che hai scritto oggi  è molto interessante dal punto di vista dei contenuti.”

La lode della prima frase è un vacuo giudizio positivo espresso in modo generico. Non contiene termini che misurino quantità e qualità. La seconda frase, invece, colpisce nel segno, poiché riguarda un comportamento effettivo, non uno pensiero astratto.

Oltre alla specificità, il feedback positivo dovrà essere tempestivo, se vogliamo aumentarne l’impatto emotivo.

Questo concetto rende chiaramente se pensiamo all’ambito dello sport. L’applauso immediato e il fragore della platea quando viene segnato un goal ha un seguito motivazionale molto più potente rispetto alle fredde congratulazioni di fine partita.

Un complimento davvero sentito contribuisce al rafforzamento della propria immagine, allenta le tensioni e ci fa vivere più serenamente.

L’assertività in ambito professionale

La motivazione dei propri collaboratori è uno dei principali pilastri su cui poggia la leadership.

“I maggiori risultati si ottengono dai comportamenti ricompensati. Non da quelli sperati, richiesti, desiderati o invocati.”: ecco quanto afferma Michael LeBoeuf nel suo libro “How To Motivate People”.

I datori di lavoro sono impegnati a far quadrare i conti ogni mese, devono partecipare a molte riunioni e sbrigare diverse faccende burocratiche. Queste dispendiose attività li portano spesso a trascurare le relazioni con i propri dipendenti, purtroppo. 

Si è sempre pronti a puntare il dito contro chi sbaglia e quasi mai a gratificare chi si impegna ogni giorno per portare a termine un obiettivo.

Dico male?

Se un vostro collaboratore commette un errore è giusto farglielo presente, ma se lavora in modo performante dovete fare altrettanto, spendendo una parola positiva nei suoi confronti.

In mancanza di feedback, infatti, anche i migliori talenti restano inespressi e si rassegnano a lavorare senza entusiasmo.

Per verificare se l’assertività appartiene al vostro stile comunicativo, provate a porvi le seguenti domande introspettive:

  1. Se un mio dipendente ha trasformato un’abitudine negativa in una positiva riesco a complimentarmi con lui per l’ottimo risultato ottenuto?
  2. Se un mio collaboratore svolge alcuni compiti meglio di me (per la serie “l’allievo supera il maestro”) riesco a mettere da parte l’invidia a favore dell’ammirazione?
  3. È naturale per me osservare il lavoro degli altri sottolineandone i lati positivi?
  4. Faccio il possibile per motivare i miei dipendenti a raggiungere mete sempre più ambiziose?
  5. Riesco a capire i problemi dei miei dipendenti, ma soprattutto, cerco valide soluzioni per risolverli?

Se la risposta è “sì” siete già a buon punto, se la risposta è “no” dovrete intraprendere il giusto percorso quanto prima.

Conclusioni 

In questo articolo ho cercato di elaborare in modo approfondito una valida risposta alla domanda di quel signore che ha partecipato al mio corso.

Dunque, la motivazione che trasmettiamo agli altri e il tipo di feedback che diamo ai nostri collaboratori rappresentano il fulcro della comunicazione efficace in ambito lavorativo.

Qual è il vostro pensiero rispetto al comportamento assertivo in azienda? Ritenete sia una soluzione vincente per creare un rapporto di fiducia con i vostri dipendenti?

LEGGI ANCHE: Come farsi Rispettare in ogni Occasione

Mi piacerebbe scambiare qualche opinione in merito, perciò vi invito a lasciare un commento nello spazio sottostante. 🙂

Pensa in Grande!

Alessandro Ferrari


Author: Alessandro FerrariAutore, Imprenditore e Formatore esperto in Comunicazione, Tecniche di Vendita e Inbound Marketing.

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