ASCOLTO ATTIVO E COMUNICAZIONE EFFICACE, UN MIX VINCENTE

ASCOLTO ATTIVO E COMUNICAZIONE EFFICACE, UN MIX VINCENTE

La visibilità e l’ascolto sembrano essere gli aspetti più importanti della società contemporanea.

Pensate all’audience televisiva, che misura con precisione i flussi di telespettatori sintonizzati sulle varie reti in un preciso orario. Gli ascolti televisivi danno vita a scontri spietati tra i programmi di punta in prima serata, determinando la loro gloriosa vittoria o il loro catastrofico insuccesso.

Quante persone restano incollate davanti allo schermo per seguire il talent show o la fiction del momento? Chi la spunterà? Ascolti, ossessione per gli ascolti, ascolti ovunque.

Maggiore è il livello di audience di un determinato spettacolo, maggiore è la qualità dei contenuti percepita da parte degli utenti. Questa fuorviante convinzione ha permeato in modo sistematico l’immaginario collettivo, ma la realtà è ben diversa.

Dal mio punto di vista sono molti i contesti e le situazioni quotidiane in cui l’ascolto viene messo da parte, a partire dalla TV stessa. Un classico esempio? Beh, i politici che sbraitano davanti alle telecamere ed esprimono le loro idee prevaricando il conduttore con aggressività. 

E questa sarebbe la società dell’ascolto? Non credo proprio. Le regole della Comunicazione Efficace ci insegnano ben altro.

Il modo migliore per imparare ad ascoltare è quello di essere stati adeguatamente ascoltati.

I 3 Livelli di Ascolto nella Comunicazione Efficace

“Ehi, mi stai ascoltando? Tutto chiaro?”

“Sì, certo!”

Chissà quante volte hai avuto l’impressione di non essere ascoltato durante una qualsiasi conversazione al lavoro o in famiglia.

La prima reazione, in quei casi, è quella di accertare l’effettiva ricezione del messaggio da parte dell’interlocutore, pur conoscendo la verità dei fatti. Una volta ottenuta la risposta, generalmente positiva, ci si sente un po’ spiazzati, quasi presi in giro. Il destinatario ha sentito chiaramente le tue parole, ma non ha attribuito importanza al loro contenuto, inviandoti così un falso feedback.  

“Chi sente” è dotato di un apparato uditivo perfettamente funzionante, ma non presta attenzione alla conversazione, “chi ascolta”, invece, è concentrato anche mentalmente su ciò che viene detto. 

Se il sentire appartiene ad una sfera esclusivamente organica, tipica di qualsiasi animale, l’ascoltare si presenta come una caratteristica specificatamente umana, proprio perché implica una maggior capacità di rielaborazione.

È possibile sviluppare una comunicazione efficace solo quando si passa in modo consapevole dalla dimensione del sentire a quella dell’ascoltare. 

Tutti noi possiamo apprendere l’Arte dell’Ascolto nel tempo, mettendoci un po’ di buona volontà, dedizione e tenacia.

Bene, ora passiamo all’analisi dei “3 Livelli d’Ascolto” che ognuno di noi applica nella propria quotidianità.

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1. Ascolto Passivo

Quando assistiamo a una lezione universitaria o a una conferenza e quando seguiamo un programma in radio o in TV, sperimentiamo una forma di ascolto passivo, da non scambiare con il semplice atto del sentire di cui ti ho parlato precedentemente. In simili circostanze, infatti, prestiamo attenzione a ciò che l’interlocutore dice, attraverso uno sguardo centrato sull’obiettivo e una postura non troppo rilassata. Questa modalità d’ascolto non presuppone la necessità di interagire verbalmente, fermandosi alla fase di registrazione dei dati trasmessi.

2. Ascolto Attivo 

La presente modalità richiede uno sforzo in più rispetto alla precedente, poiché, oltre al momento di decodifica del messaggio ricevuto, prevede anche un step successivo di riformulazione verbale dei contenuti.

L’ascolto attivo risulta fondamentale ogni volta che dobbiamo tutelare un rapporto con persone particolarmente importanti, come ad esempio i genitori, i figli o i datori di lavoro. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere un elevato livello di comprensione, per non deludere le aspettative del nostro interlocutore.  

L’abilità dell’ascoltatore sta nel registrare fedelmente i dati ricevuti e nel rimandarli all’emittente privi di interpretazioni personali o contenuti aggiuntivi.

La comunicazione non deve essere inquinata attraverso modifiche, distorsioni o giudizi.

3. Ascolto Empatico 

Quante volte ti ho parlato di empatia nei miei blog post e durante i miei corsi?

L’empatia è una dote davvero straordinaria che ognuno di noi può imparare a sviluppare nel corso della vita e che ci permette di entrare in sintonia con gli altri, mettendoci nei loro panni.

L’ascolto empatico è quello più fedele alla comunicazione efficace, perché, oltre a mantenere la conversazione aperta, permette al nostro interlocutore di scoprire aspetti di sé ancora sconosciuti.  

Il suo grado di difficoltà ovviamente è molto alto, per questo necessita di un costante allenamento.

“Aprite le orecchie” e “ascoltate” i miei consigli!

Finora abbiamo scoperto che un buon ascoltatore è in grado di relazionarsi in modo corretto agli altri, creando rapporti interpersonali positivi.

Qui, dunque, vorrei svelarvi alcune mosse per migliorare la vostra capacità di ascolto, una sorta di training quotidiano a cui non dovrete sottrarvi. Siete curiosi? Bene, diamo inizio ai lavori con Il MANUALE DELL’ASCOLTO EFFICACE! 🙂 

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  1. Eliminare o ridurre al minimo i rumori (interni ed esterni) che disturbano la conversazione generando interferenze. Il silenzio, paradossalmente, è una delle forme più efficaci della comunicazione interpersonale.  
  2. Posizionarsi uno di fronte all’altro per aumentate il livello d’ascolto e incentivare la conversazione.
  3. Assumere una posizione rilassata, indice di calma e maggior predisposizione al dialogo.
  4. Guardare negli occhi l’interlocutore per monitorare meglio il grado di attenzione. È il caso di dire: “A me gli occhi!”
  5. Dedicare il giusto tempo alle conversazioni, ritagliando i giusti spazi per le persone che riteniamo più importanti nella nostra vita.
  6. Evitare di dare una risposta affrettata: un feedback distratto e approssimativo potrebbe infastidire il nostro interlocutore, con il risultato di una scarsa efficacia comunicativa. Cercate di rielaborare le informazioni con maggior attenzione.
  7. Non distorcere il messaggio ricevute: a volte il destinatario del messaggio omette alcuni parti fondamentali del discorso, altre volte, invece, ne aggiunge altre insignificanti o non in linea con la conversazione, con il risultato di cambiare senso alle parole dell’interlocutore. Il mio suggerimento è quello di segmentare la comunicazione in piccoli tasselli, per agevolarne la memorizzazione. 

Conclusioni

Alla base della Comunicazione Efficace c’è sempre una buona capacità d’ascolto. Ogni tanto dovremmo mettere da parte il nostro ego ed evitare di sciorinare discorsi senza senso come se non ci fosse un domani, dando la priorità alle esigenze degli altri, soprattutto dei nostri affetti più cari.

Vi è piaciuto l’articolo di oggi? Avete ascoltato attivamente le mie parole? Lasciate un commento nello spazio sottostante, vi risponderò con piacere. 🙂

Vi lascio con questa citazione di Denis Waitley che mi ha colpito particolarmente:

comunicazione efficace

Pensa in Grande!

Alessandro Ferrari


Author: Alessandro Ferrari

Autore, Imprenditore e Formatore esperto in Comunicazione, Tecniche di Vendita e Inbound Marketing.

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